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“Poi, evidentemente convinto che la visita fosse finita, si guardò intorno alla ricerca del cappello. Allungò la mano e afferrò la testa di sua moglie, cercò di sollevarla, di calzarla in capo. Aveva scambiato la moglie per un cappello!”

Quello riportato è un frammento del noto libro di Oliver Sacks “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”(1986), nel quale si racconta il caso del dottor P, un uomo affetto da agnosia visiva. “Agnosia visiva” è un termine generico per indicare l’incapacità di riconoscere ed identificare un dato oggetto, persona o entità vivente. Nel caso specifico, il dottor P era affetto anche da prosopagnosia che riguarda un deficit nel riconoscimento dei volti. Sacks non ebbe la possibilità di seguire il dottor P per lungo tempo e, pertanto, nel libro non è riportata la lesione all’origine delle sue difficoltà. Tuttavia, il noto neurologo, tra le altre cose, ipotizzò la presenza di un processo degenerativo a carico delle regioni visive del cervello.

Le persone con una diagnosi di malattia di Alzheimer spesso hanno difficoltà a riconoscere i propri cari. Perché questo accade?

Nella malattia di Alzheimer, oltre all’importante deficit della memoria episodica e al disorientamento spazio-temporale, le persone spesso presentano un quadro di prosopagnosia e, di conseguenza, sono incapaci di riconoscere i volti delle persone familiari.

Non solo un problema di memoria…

Uno studio pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease  (content.iospress.com/articles/journal-of-alzheimers-disease/jad151027) di qualche anno fa ha proposto una curiosa spiegazione alternativa al deficit di memoria, che potesse giustificare la presenza della difficoltà nel riconoscimento dei familiari. L’idea dei ricercatori è che alla base della difficoltà nel riconoscimento dei volti ci sia un problema di percezione visiva, conseguente, verosimilmente al processo patologico della malattia di Alzheimer.

Facciamo un passo indietro…

Prima di addentrarci nella ricerca, è utile fare una precisazione. Le percezione dei volti ha un ruolo fondamentale nell’esistenza degli esseri umani, infatti è un’abilità che ci ha consentito di essere dei veri e propri esperti nell’osservare e codificare le caratteristiche dei volti delle persone, inglobando ciò che percepiamo in una configurazione olistica. Ciò significa che noi percepiamo i volti come un insieme integrato, una configurazione unica e globale. Al contrario, la percezione analitica è l’abilità di percepire le singole caratteristiche, permettondoci di riconoscere i singoli dettagli di un volto (il colore degli occhi, il contorno delle labbra ecc..).

Lo studio…

Lo studio del gruppo di Montreal ha voluto verificare se la difficoltà di riconoscimento  dei volti nelle persone con Alzheimer fosse dovuta ad un problema di memoria o a problemi nella percezione visiva. Per farlo, sono state coinvolte sia persone con Alzheimer sia anziani in buona salute. Entrambi i gruppi sono stati sottoposti ad un compito in cui veniva monitorata la loro capacità di percepire immagini di volti e di automobili mostrate in posizione canonica (dritte) o capovolte.

Cosa è stato scoperto?

Le persone con una diagnosi di Alzheimer hanno mostrato una prestazione simile a quella del gruppo di anziani sani in termini di risposta e di velocità di elaborazione delle immagini di automobili e di facce capovolte. Quest’attività richiede al cervello un processamento delle singole componenti dell’immagine percepita, quindi, come spiegato sopra, attraverso un’elaborazione analitica.

Tuttavia, le persone con Alzheimer sono molto più lente ad elaborare le immagini di volti posti in posizione canonica (dritti) e compiono maggiori errori rispetto agli anziani sani. Quest’ultimo risultato suggerirebbe l’ipotesi secondo nei pazienti con malattia di Alzheimer, il riconoscimento dei volti attraverso l’elaborazione olistica risulterebbe compromesso. Infatti le persone con diagnosi di Alzheimer riconoscono le automobili in posizione canonica, un compito per il quale non è richiesto un processo olistico.

Perché è questo risultato scientifico è importante?

Questo suggerisce che l’Alzheimer induce problemi di percezione visiva con le facce in sé. Inoltre, tale problema si osserverebbe sin dagli stati precoci della malattia. Non è raro infatti che le persone riportino  tra le prime difficoltà il mancato riconoscimento di persone familiari, che associano ad una dimenticanza del nome.  Inoltre, il fatto che la difficoltà nel riconoscimento dei volti possa derivare da un problema nell’elaborazione olistica dei volti, può essere utile ai familiari nel sperimentare l’utilizzo di nuove strategie. Per esempio, suggerire al proprio caro il riconoscimento attraverso particolari tratti e/o caratteristiche del viso, oppure attraverso il riconoscimento della voce.

Riferimenti:

  • Lavallée, M.M et al. ‘A Qualitative Impairment in Face Perception in Alzheimer’s Disease: Evidence from a Reduced Face Inversion Effect’.  Journal of Alzheimer’s Disease (2016), 1225-1236.
  • Sacks, O. (1986). L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello. Milano: Adelphi.

 

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