E-Mail: info@chiarausai.it – Tel. 392.420.29.13

Seguimi su LinkedIn | Seguimi su Facebook

L’invecchiamento è caratterizzato da progressivi e inarrestabili cambiamenti, trasformazioni strutturali e fisiologiche che interessano, oltre agli gli aspetti cognitivi, comportamentali ed emotivi, anche il sonno.  

Il sonno è indispensabile per assicurare il mantenimento di un buon funzionamento del nostro organismo. Infatti, qualsiasi evento che interferisce con la qualità e quantità del sonno, soprattutto se duraturo, può contribuire ad alimentare problematiche di natura neurologica e psichiatrica. Il sonno, durante l’intero arco di vita, subisce profondi cambiamenti che riguardano la durata, l’alternanza del ciclo sonno-veglia e altri processi cerebrali e corporei che caratterizzano il sonno stesso.

Nonostante la maggior parte delle persone over 65 affermino di avere maggiori difficoltà a dormire con il progredire dell’età, l’aumento della prevalenza dell’insonnia non sembra essere collegato al processo di invecchiamento in sé, quanto piuttosto alla maggiore incidenza di malattie organiche, problemi psicologici e psichiatrici, problemi socioeconomici e ad un maggior consumo di farmaci che possono potenzialmente alterare il sonno (De Beni & Borella, 2015).

Come cambia il sonno con l’invecchiamento?

Con l’invecchiamento, il sonno diventa maggiormente frammentato, caratterizzato da un’aumentata frequenza e durata dei risvegli notturni ed, inoltre, è maggiormente scandito da una prevalenza di fasi più leggere, rispetto alle fasi profonde. La frammentazione e i risvegli notturni fanno sì che la persona, con il progredire dell’età, percepisca livelli inferiori di vigilanza durante il giorno e abbia la sensazione di non sentirsi sufficientemente riposata. Quindi, per compensare l’aumentata sonnolenza, potrebbe sviluppare la tendenza a dormire durante il giorno e potrebbe anticipare progressivamente l’orario di addormentamento e, di conseguenza, anticipare l’orario di risveglio. Queste tendenze hanno come prima conseguenza una riduzione della propensione all’addormentamento e una minore profondità ed efficacia del sonno stesso. Se non opportunamente informato, l’anziano perde il senso di efficacia e di controllo sul proprio sonno e rafforza la convinzione di essere un cattivo dormitore alimentando il circolo vizioso dell’insonnia (De Beni & Borella, 2015).

Perché non funziona più il ritmo sonno veglia?

Molti cambiamenti del sonno si verificano a causa di una perdita di neuroni nel cosiddetto “orologio interno del corpo”, il nucleo sopra-chiasmatico. Quest’ultimo è una zona fondamentale in quanto controlla i ritmi circadiani. L’invecchiamento e la perdita di neuroni nel nucleo sopra-chiasmatico può interferire sui ritmi circadiani, influenzando lo stato di veglia e di vigilanza. Inoltre, la luce è uno dei segnali più potenti che il nucleo sopra-chiasmatico riceve per il corretto alternarsi dei ritmi circadiani. Quest’ultimo è un elemento fondamentale se si pensa ad un’insufficiente esposizione alla luce del giorno per alcune persone anziane, in modo particolare quelle che vivono in case di riposo o strutture residenziali. Infine, la calcificazione della ghiandola pineale causa una progressiva diminuzione della produzione di melatonina utile nel favorire il sonno attraverso il corretto alternarsi dei ritmi circadiani.

Quali sono i disturbi del sonno maggiormente diffusi nell’invecchiamento?

  • La sindrome delle gambe senza riposo

Le persone che ne soffrono descrivono una sensazione di forte formicolio agli arti inferiori che peggiora a riposo e che si manifesta con l’urgente bisogno di movimento per placare la spiacevole sensazione. Questa sensazione provoca difficoltà di addormentamento e un sonno frammentato a causa dei frequenti risvegli per muovere le gambe.

  • Il mioclono notturno

Si tratta di rapide, improvvise e involontarie contrazioni muscolari degli arti durante il sonno e della durata di pochi millesimi di secondo. Di solito, si verificano nella fase che precede il sonno profondo.

  • Apnee ostruttive del sonno

Sono conosciute anche come OSAS (dall’inglese Obstrucitive Sleep Apnea Syndrome) e riguardano un disturbo respiratorio che si manifesta con ripetute interruzioni momentanee della respirazione durante il riposo notturno. Questi episodi, se ripetuti nel tempo, sono associati ad una riduzione della saturazione di ossigeno nel sangue e ad una ridotta quantità o qualità del sonno, con conseguente marcata sonnolenza diurna.

Con il progredire dell’età, è fondamentale informarsi e comprendere le modificazioni del sonno per identificare le strategie e le cure più adeguate ed, eventualmente, correggere le abitudini che potrebbero ostacolare il suo corretto funzionamento. Inoltre, nel caso di problematiche è indispensabile un’accurata valutazione medica e psicologica, anche perché un sonno non ristoratore e insufficiente potrebbe aumentare il rischio di cadute e di incidenti.

Riferimenti

De Beni, R., Borella, E. (2015). Psicologia dell’invecchiamento e della longevità. Bologna: Il Mulino

Contatto

Clicca qui per leggere l'informativa sulla privacy...